Ci voleva la magistratura?Stampa

Ho più volte espresso critiche sulla impostazione e sulla gestione della protezione civile, ancora recentemente a proposito della progettata istituzione della Società per azioni “Protezione civile (vds editoriale sul sito di ISPRO).

Ora è scoppiato il putiferio sul Dipartimento ma l’attenzione è portata soprattutto sugli aspetti di una corruzione spicciola sulla quale non ritengo assolutamente necessario soffermarmi. Non credo, del resto, che Bertolaso sia colpevole di concussione o corruzione.

La vicenda ha però messo in luce aspetti, sotto il mio punto di vista, ben più preoccupanti, che riguardano il sistema stesso della protezione civile e questo mi interessa.

La macchina si è avviata nel 2001. Un’iniziativa parlamentare di revisione della legge base sulla protezione civile fu immediatamente bloccata e furono completamente ignorate le argomentazioni a favore. La legge è palesemente incostituzionale? va bene così, si sostenne, non c’è bisogno di nuove leggi, è sufficiente interpretare innovativamente la vecchia, come recita una circolare del Dipartimento. La vecchia legge tollera una pericolosa sovrapposizione di competenze tra Stato, Regioni, Province e Comuni? Nessuna preoccupazione, si aggiunse, si agirà con accordi, intese e raccordi, come recita sempre la stessa circolare del Dipartimento.

Soprattutto, si ribadì, non c’è bisogno di un Ministro o Sottosegretario alla protezione civile; meglio la dipendenza diretta del Capo Dipartimento dal Presidente del Consiglio che evidentemente non può non rimettersi, in una materia così specialistica, al Capo stesso del Dipartimento.

La strada poi, per operare senza lacci e lacciuoli, è stata trovata nella legge stessa della protezione civile. C’è un evento da gestire di qualsivoglia specie? Basta dichiarare lo stato di emergenza e si procede a colpi d’ordinanza in barba alle leggi che potrebbero esser d’intralcio, prime fra tutte le norme sugli appalti. Fa gioco pure lo spauracchio dell’urgenza, anche se si tratta di lavori programmabili con anni di anticipo.

La soluzione parrebbe brillante ma ha quattro difetti. Primo: è una libera ed arbitraria interpretazione dello “stato di emergenza” che non può essere dichiarato per eventi non catastrofici e urgenti. Secondo: la gravitazione degli sforzi, per usare una terminologia militare, è portata sulla fase emergenziale sulla quale convergono miliardi di euro mentre, necessariamente o involontariamente, sono trascurate le attività, altrettanto se non più importanti, della previsione e della prevenzione degli eventi calamitosi. Terzo: è un sistema d’intervento che esclude totalmente la libera concorrenza e il confronto delle competenze in un settore dove sono gestiti per ogni intervento centinaia di milioni di euro. Quarto: alimenta automaticamente un brodo di cultura “gelatinoso”, com’è stato acutamente definito, dove è illusorio non immaginare che si sviluppino i batteri della corruzione.

Se l’operare in deroga può essere necessario in presenza di un disastro, non lo è assolutamente per la realizzazione di quelle opere che non hanno caratteristiche di urgenza e gravità e presuppongano una situazione d’eccezione.

Il Governo difende l’operato personale del Capo del Dipartimento. Non si è lasciato corrompere e non era suo compito controllare le commesse di lavori. Sul primo punto, come ho detto, sono d’accordo.

Sul secondo, invece, non mi sento di concordare. La vastità dei compiti e la possibilità di operare in deroga assoluta impongono necessariamente un’alternativa: o si è in condizione di controllare, oltre che di decidere, oppure la concentrazione dei poteri è eccessiva. “Tertium (fidarsi) non datur”.

Leggo con mia grande soddisfazione che il provvedimento è stato annullato. Ma ci voleva la magistratura per far rinsavire il Governo? Rimane il problema di fondo: si può gestire la protezione civile nel rispetto della Costituzione e delle leggi senza derogarvi ad ogni piè sospinto? Secondo me sì, ma probabilmente non se ne farà nulla, finché il Parlamento non riacquisterà la sua indipendenza di giudizio.

Gen. Luigi Manfredi

 

Tipologia: Editoriale | Pubblicato il 17/02/2010 da Redazione